pixel facebook L'importanza dell'economia circolare in Italia e nel mondo

IL MERCATO DELL'ENERGIA

Perché sentiamo tanto parlare di Economia Circolare

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I tempi stanno cambiando, e così anche il modo di intendere l’economia e il business.

Un’espressione che è sempre più ricorrente negli ultimi anni è quella di economia circolare. Eppure, non tutti sanno di che cosa si tratti, e anche quali siano i motivi che stanno facendo interessare anche gli italiani a questo nuovo modello.

Ecco, quindi, tutti i dettagli relativi all’economia circolare in Italia e anche negli altri Paesi.

Che cos’è l’economia circolare?

Il primo dettaglio che sarà necessario chiarire sarà quello dell’identità dell’economia circolare. Per l’economia circolare una definizione non è ancora stata data, almeno non in modo univoco.

Si può pensare al fatto per il quale in un articolo pubblicato su una rivista accademica nel 2017 si indicò come esistessero già 115 definizioni di economia circolare.

Ecco che, quindi, l’economia circolare ha una definizione complessa che si può individuare prendendo in considerazione i suoi aspetti fondamentali.

Esiste uno slogan che rappresenta bene che cosa sia questo tipo di economia, e che si può esplicare con la frase:

Riciclare, riusare, ridurre

Già da questo insieme di tre semplici parole si può iniziare a dedurre che cosa sia l’economia circolare, e soprattutto, quale sia il suo obiettivo fondamentale.

Infatti, l’economia circolare in Italia e in tutti i Paesi che si stanno occupando di metterla in pratica, ha come obiettivo essenziale la riduzione degli sprechi che, ovviamente, si orienta verso un approccio maggiormente ecologico alla produzione ma anche alla definizione degli obiettivi di un’azienda e della stessa società a livello generale.

Per andare ancora più nello specifico, si può sottolineare come l’economia circolare, ad esempio nel settore industriale, si occupi di mantenere e anche di gestire il controllo relativo al ciclo di vita dei prodotti.

Il prodotto dovrà essere realizzato senza sprechi e, se possibile riutilizzato, così come le materie prime che residuano rispetto alla produzione stessa.

Ancora, bisognerà agire allo scopo di mantenere in ottimo stato tutti gli oggetti e gli strumenti industriali. In questo modo non si arriverà, se non alla fine del loro ciclo di vita, a sostituirli.

A livello sociale, l’economia circolare vede un utilizzo condiviso anche dei mezzi di produzione, delle materie prime e della forza lavoro.

Invece di pensare al vecchio sistema dell’usa e getta, si arriverà a promuovere la manutenzione, la cura e il riutilizzo, con lo scopo finale di estendere il ciclo di vita dei prodotti stessi.

Non solo. Si dovranno anche evitare le duplicazioni, che saranno non solo superflue, ma un vero e proprio spreco di soldi, di risorse e di tempo.


Economia circolare e lineare: le differenze

Il vecchio modello economico si può definire come una forma di economia lineare: si produce, si vende, si usa e si butta via un oggetto, un prodotto, un mezzo di produzione.

Le origini dell’economia lineare si basano sicuramente sulla rivoluzione industriale, che ha determinato quella che è stata la prima produzione di massa, che, in un tempo in cui gli oggetti duravano davvero tanto, ha cambiato radicalmente il modo di pensare.

Tuttavia, oggi questo modo di pensare è fallimentare, e l’economia circolare in Italia e in molti altri Paesi può diventare la vera soluzione.

Una soluzione contro l’inquinamento, contro l’impoverimento di moltissime aree, e anche contro la riduzione progressiva delle risorse.

I vantaggi dell’economia circolare

Anche se alcuni vantaggi sono già stati descritti, si possono evidenziare ulteriori punti a favore per l’economia circolare.

Innanzitutto, l’elemento ecologico: l’economia circolare è il modello di business sicuramente più sostenibile dal punto di vista ambientale e delle risorse.
Questo è ancora più palese se si pensa che, a livello mondiale, il solo spreco alimentare annuale determina un’emissione di 3,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.

A livello di rispetto delle risorse idriche il risultato è lo stesso: ogni anno, a causa di questi sprechi, si arriva ad eliminare un quantitativo di acqua pari a 250 chilometri cubi.

Puntare sul riutilizzo, sulla manutenzione e sull’economia circolare in generale consentirebbe, inoltre, di aiutare anche i lavoratori.

In un’indagine del 2016 si è stimato come il ricorso a questo modello economico consentirebbe di aumentare ogni anno del 5% l’occupazione, indipendentemente da quelle che potrebbero essere le altre condizioni economiche e sociali.


Economia circolare in Italia, i dati positivi

Forse proprio grazie a quelli che sono stati i movimenti per la tutela dell’ambiente, e che hanno conquistato l’Italia negli ultimi due anni, anche le aziende hanno deciso di investire nell’economia circolare.

In particolare, l’economia circolare in Italia è tenuta in grande considerazione, ed ha fatto ottenere, nell’ultimo anno, il primo posto in Europa al nostro Paese sotto questo punto di vista.
Un risultato che stupisce, soprattutto perché porta il Belpaese ad una posizione migliore e superiore rispetto persino a quella della Germania e della Francia.

Tuttavia, gli esperti hanno anche cercato di indicare come sia necessario tenere sotto controllo la posizione dell’Italia nell’economia circolare.
Infatti, sembra che all’inizio di questo 2020 il nostro indice di circolarità sia diminuito e il nostro impegno a favore dell’ambiente sia rallentato.

Questo in modo particolare per l’emergenza coronavirus, che ha portato moltissimi italiani a preferire un modello di acquisto molto più basato sul cosiddetto usa e getta, e tante aziende a non poter tenere il passo.

Questa battuta d’arresto, però, non dovrà costituire un precedente, e sarà necessario ricominciare ad impegnarsi al fine di tutelare l’ambiente e le sue risorse.

Un elemento, invece, che continua ad essere positivo in Italia è costituito dall’impiego delle risorse economiche.

Infatti, nel nostro Paese il 2,06% dei lavoratori è impiegato nei cosiddetti settori “circolari”, cioè quelli che vedono un maggiore impegno al fine di non sprecare le risorse e i materiali; una percentuale che si riferisce a 659 mila lavoratori.

Se si confronta questo dato con la media dell’Unione Europea, si capisce quanto sia importante. Infatti, anche in Paesi molto avanzati, come la Germania, non si arriva a queste cifre, e la percentuale media di lavoratori europei che vengono impiegati in questi tipi di settori è pari all’1,7% a livello totale.   

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